Conseguenze fisiche e sociali della fistola ostetrica

Tra tutte le condizioni di morbilità che possono affliggere le donne in travaglio, la fistola ostetrica è considerata la più debilitante e la più devastante. Difficilmente, infatti, si può immaginare una condizione più dannosa della fistola ostetrica, sia per le sue terribili conseguenze fisiche, sia per le pesanti ripercussioni nella condizione sociale delle vittime. Queste lesioni determineranno un forte abbassamento della qualità di vita delle donne che ne sono colpite, qualità che è già altamente al di sotto degli standard di dignità umana.

Da un punto di vista fisico, le fistole per loro natura portano alla presenza dell’ascesso e la possibilità di secrezione di sostanze che si depositano nei condotti (pus, urina, sangue, saliva, feci); tali sostanze possono infettare maggiormente la zona colpita. Nel caso delle fistole vescico-vaginali e retto-vaginali, le connessioni create tra i due organi dalle necrosi del tessuto coinvolto fanno si che i movimenti delle urine e/o delle masse fecali non siano più controllabili dall’organismo: le persone colpite soffrono dunque d’incontinenza grave. Il continuo sgocciolamento di urina scoria l’area genitale adiacente, producendo dolorose irritazioni ed emanando un cattivo odore. All’irritazione e all’infezione si aggiungono problemi di mobilità agli arti inferiori che “paralizzano” ulteriormente la vittima all’interno del suo isolamento domestico, rendendola una sommersa di quel mondo femminile che spesso è celato dietro le pareti domestiche. Una sommersa e una derelitta perché di solito le donne che soffrono di fistole vescico-vaginale e retto-vaginali sono abbandonate dal marito e anche qualora riescano a tornare dai genitori, restano pesantemente coinvolte dall’infezione. Dalle interviste è risultato che la maggior parte delle ragazze affette da fistola ostetrica avevano divorziato dai mariti e solo un esiguo numero di loro viveva con i genitori. I cattivi odori e i problemi igienico-sanitari rendono difficile, se non impossibile, la convivenza con gli altri, che inizieranno ad isolare le vittime e a creare intorno a loro un alone di repulsione e di vergogna. Per questo motivo, molte di esse vivono in una sorta d’isolamento in una capanna ai margini della tenuta dei genitori, dove perdono di fatto ogni diritto alla dignità umana.